Cozza

Mytilus galloprovincialis; Mytilus edulis
Frutti di mare
Conosciuto anche come: Mitilo

Non si semina, non si nutre, non si pesca: si appende. Una corda calata in mare si copre da sola di larve, che si attaccano con i fili del bisso e crescono filtrando l'acqua, cinque litri l'ora per ogni cozza adulta. In meno di un anno sono pronte. È il frutto di mare più economico che esista, e quasi la metà di quelle allevate nel mondo viene dalla Cina.

Tre cozze crude chiuse, con le valve nere a goccia dai riflessi blu-viola, le linee di crescita e i fili bruni del bisso; davanti, una valva aperta con la carne arancione, il bordo scuro del mantello e il liquido, su fondo crema.
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Origine e storia

Mollusco bivalve della famiglia dei Mitilidi. In Europa due specie vicine: la cozza mediterranea, Mytilus galloprovincialis, dalla Galizia a tutto il Mediterraneo, e la cozza blu, Mytilus edulis, dal Mar Bianco alla costa atlantica francese; vive attaccata con il bisso a rocce, pali e corde, nella zona di marea e poco sotto, e sopporta forti sbalzi di salinità e temperatura.

La cozza allevata resta una specie selvatica: l'allevamento raccoglie larve e le fa crescere su supporti. In Galizia il seme viene per il 60-70 per cento dai banchi naturali, il resto da collettori calati in mare; le corde si diradano e si rinfilano a mano, e in otto o nove mesi la cozza raggiunge gli otto-dieci centimetri.

Nel 2019, secondo l'annuario FAO, l'acquacoltura mondiale ha prodotto poco più di due milioni di tonnellate di cozze: il 42 per cento in Cina, poi Cile, Spagna e Nuova Zelanda; l'Italia è quinta, con 62.000 tonnellate, davanti a Francia, Corea del Sud, Thailandia e Paesi Bassi.

Chi lo produce

  1. 1.Cina42,1 %
  2. 2.Cile18,3 %
  3. 3.Spagna11,0 %
  4. 4.Nuova Zelanda4,8 %
  5. 5.Italia3,0 %
  6. 6.Francia2,9 %
  7. 7.Corea del Sud2,5 %
  8. 8.Thailandia2,2 %

Tutti gli altri paesi13,2 %

Fonte: FAO, annuario statistico della pesca e dell'acquacoltura, dati 2019 · letta il 07/10/2026

Stagionalità

Emisfero Nord: maggio – settembre

Storia

Le conchiglie di cozza compaiono nei mucchi di rifiuti delle comunità preistoriche fin dal 6000 avanti Cristo, e in Galizia i depositi di gusci detti «concheiros» risalgono al quarto secolo avanti Cristo. L'allevamento è medievale: sulle coste atlantiche della Francia, nel tredicesimo secolo, nacquero i «bouchot», pali di legno piantati nella zona di marea su cui le cozze si attaccano da sole; nell'Ottocento il sistema si estese a tutta la costa, mentre nel Nord Europa si allevavano sul fondo.

La svolta moderna è del 1946, quando nelle «rías» della Galizia furono introdotte le zattere, le «bateas», con le corde sospese in acqua: in pochi anni la produzione passò da quasi nulla a decine di migliaia di tonnellate, e la Spagna è ancora il primo produttore d'Europa.

Ruolo culturale

A Taranto la cozza è la città: nel Mar Piccolo, la laguna chiusa dietro il porto, si alleva da secoli con i pergolari, corde verticali appese a strutture di pali, e secondo la Fondazione Slow Food le «cozze negre» compaiono nei documenti già nel 1525. L'industria dell'Ottocento e del Novecento ha avvelenato le acque; dopo anni di bonifiche, nel 2019 le cozze del Mar Piccolo hanno ottenuto la classe A, e la cozza nera di Taranto è oggi un Presidio Slow Food con ventuno allevatori.

Curiosità

La cozza incolla sott'acqua, dove la maggior parte delle colle sintetiche non tiene: con il piede deposita sulla roccia proteine ricche di un amminoacido insolito, la Dopa, e in pochi minuti ne ricava un filo di bisso con una placca adesiva che regge sul bagnato, sul sale e sulle superfici corrose. I chimici la studiano per copiarla negli adesivi per la medicina e per l'industria.

Riconoscerlo

Aspetto

Due valve allungate a goccia, nere o blu scuro con riflessi violacei, lisce con linee di crescita concentriche; dal bordo escono i fili bruni del bisso. Dentro, la carne va dal crema all'arancione vivo, con il bordo del mantello frangiato scuro.

Profumo

Di mare pulito e di alga; cruda e fresca non deve avere odore forte né di ammoniaca.

Sapore

Sapido e dolce insieme, con un fondo iodato e minerale; il liquido delle valve è salato come il mare.

Consistenza

Cotta è morbida e un po' elastica; una cottura troppo lunga la fa restringere e indurire.

In cucina

Usi principali

Bastano pochi minuti in pentola coperta perché le valve si aprano. Si servono da sole, con aglio, prezzemolo e pepe, nell'impepata, oppure con vino bianco e scalogno alla marinara; il liquido che rilasciano è un brodo di mare che va filtrato e tenuto. Entrano nelle zuppe di pesce, nella paella, nei sughi per la pasta, nelle tielle con riso e patate; gratinate al forno con pangrattato, o fritte in pastella. Prima della cottura si raschiano e si strappa il bisso; quelle aperte da crude o chiuse dopo la cottura si scartano.

Ruolo nel piatto

Base per salse e sughi · Protagonista del piatto

Abbinamento classico

Aglio — Impepata e sauté

Conservazione

Si comprano vive, con le valve chiuse o che si chiudono al tocco, nella rete con l'etichetta del centro di spedizione. Vanno tenute in frigorifero, nella rete o in una ciotola coperta da un panno umido, mai in acqua dolce né in un sacchetto sigillato, e cotte entro uno o due giorni. In Italia sono più piene da maggio a settembre; in Galizia la raccolta principale va da ottobre a marzo, quando la richiesta è più alta e le cozze sono nelle condizioni migliori. Cotte e sgusciate si congelano nel loro liquido.

Nutrizione e allergeni

Crudo — per 100 g

Energia86 kcal
Proteine11,9 g
Carboidrati3,69 g
di cui zuccheri0 g
Grassi2,24 g
di cui saturi0,425 g
Fibre0 g
Sodio286 mg
Vitamine
Vitamina B1212 µg
Vitamina B942 µg
Vitamina B20,21 mg
Vitamina B31,6 mg
Vitamina C8 mg
Minerali
Selenio44,8 µg
Ferro3,95 mg
Manganese3,4 mg
Zinco1,6 mg
Fosforo197 mg
Potassio320 mg
Composti bioattivi
Omega-30,463 g

Indice glicemico non determinato: il contenuto di carboidrati è troppo basso perché l'alimento sia sottoposto al test standard.

Fonte: USDA · SR Legacy April 2018 · 01/04/2018

Cozza blu cruda, voce USDA generica (Mytilus edulis); carboidrati calcolati da USDA per differenza; zuccheri e fibra riportati 0 da USDA. Omega-3 = somma di EPA, DPA e DHA del CSV USDA (0,188 + 0,022 + 0,253 g); l'acido alfa-linolenico non è riportato per questo alimento.

Cotto — per 100 g

Energia172 kcal
Proteine23,8 g
Carboidrati7,39 g
di cui zuccherin.d.
Grassi4,48 g
di cui saturi0,85 g
Fibre0 g
Sodio369 mg
Vitamine
Vitamina B1224 µg
Vitamina B976 µg
Vitamina B20,42 mg
Vitamina B33 mg
Vitamina C13,6 mg
Minerali
Selenio89,6 µg
Ferro6,72 mg
Manganese6,8 mg
Zinco2,67 mg
Fosforo285 mg
Potassio268 mg
Composti bioattivi
Omega-30,826 g

Indice glicemico non determinato: la porzione necessaria al test standard (50 g di carboidrati disponibili) non corrisponde a nessun consumo reale di questo alimento.

Fonte: USDA · SR Legacy April 2018 · 01/04/2018

Cozza blu cotta a calore umido, voce USDA generica; carboidrati calcolati da USDA per differenza; fibra riportata 0; zuccheri 0 perché non riportati da USDA SR Legacy per questo alimento. La cottura concentra i valori per perdita d'acqua. Omega-3 = somma di EPA, DPA e DHA del CSV USDA (0,276 + 0,044 + 0,506 g); l'acido alfa-linolenico non è riportato.

Allergeni

Molluschi

Allergie

L'allergia ai molluschi è una delle allergie alimentari più frequenti negli adulti e di solito dura tutta la vita; colpisce circa il 2 per cento della popolazione mondiale, di più dove si mangia molto pesce. L'allergene principale della cozza, come di tutti i crostacei e i molluschi, è la tropomiosina, una proteina del muscolo che resiste al calore: le cozze cotte restano allergeniche, e anche i vapori di cottura possono dare sintomi. Chi è allergico a un mollusco reagisce spesso anche agli altri e ai crostacei, e la stessa proteina spiega le reazioni crociate con gli acari della polvere. I sintomi arrivano entro due ore, dalla bocca alla pelle fino all'anafilassi.
Fonte: Lopata A.L., Kleine-Tebbe J., Kamath S.D., «Allergens and molecular diagnostics of shellfish allergy», Allergo Journal International 25:210-218, 2016.

Avvertenze

  • La cozza filtra l'acqua in cui vive e concentra ciò che vi passa, virus compresi. L'Istituto superiore di sanità indica i molluschi crudi o poco cotti, allevati in acque contaminate da scarichi fognari, fra le vie principali dell'epatite A, e il consumo di frutti di mare crudi fra le cause più frequenti delle epidemie da norovirus; i norovirus sopravvivono anche sopra i 60 gradi. Per questo la legge europea classifica le zone di produzione: solo le cozze delle zone di classe A possono andare direttamente al consumo, quelle di classe B passano da un centro di depurazione o da una stabulazione, quelle di classe C da una lunga stabulazione. Una cottura che continua per alcuni minuti dopo l'apertura delle valve riduce il rischio; le cozze crude restano a rischio anche se vengono da zone controllate.
    Fonte: Istituto superiore di sanità, EpiCentro, «Epatite A» e «Norovirus» (15/02/2018); Regolamento (CE) n. 853/2004, allegato III, sezione VII, capitoli II e V; ASL Brindisi, «Sicurezza alimentare: Molluschi bivalvi, quali pericoli?», 04/05/2021; EFSA, «Scientific Opinion on an update on the present knowledge on the occurrence and control of foodborne viruses», EFSA Journal 9(7):2190, 2011.
  • Le cozze possono accumulare biotossine prodotte dalle microalghe del plancton, che la cottura non elimina e che danno sindromi diverse: paralitica, diarroica, amnesica. Il regolamento europeo fissa i limiti oltre i quali i molluschi non possono essere venduti: 800 microgrammi per chilo per le tossine paralitiche, 20 milligrammi per chilo di acido domoico per quelle amnesiche, 160 microgrammi per chilo per l'acido okadaico e le tossine affini. Le zone di allevamento sono sorvegliate e chiuse quando le fioriture superano le soglie: le cozze raccolte da soli, sugli scogli o nei porti, fuori dalle zone di produzione classificate, sfuggono a questo controllo.
    Fonte: Regolamento (CE) n. 853/2004, allegato III, sezione VII, capitolo V, punto 2; FAO, «Marine Biotoxins», FAO Food and Nutrition Paper 80, 2004.